Nel nostro piccolo si può innovare tanto

Ci sarebbero tantissimi stimoli da cui prendere ispirazione a partire da un tour in Silicon Valley, ma credo che mi focalizzerò su qualcosa che conosco più da vicino e che credo possa essere interessante per tutti dato che se ne parla fin troppo poco.

 

Sapete che attualmente solo il 18% degli italiani con qualche principio di disabilità fisica viene occupato nel mondo del lavoro contro un 60% del resto della media nazionale? Per molti di coloro che leggeranno, una notizia del genere potrebbe non avere nulla di sconvolgente. Ma in realtà, se pensate per un attimo al semplice fatto che si investano attualmente attorno ai 15 miliardi di dollari per la ricerca sull’intelligenza artificiale (AI) in tutto il mondo perché si ritiene che possa da sola sostenere la crescita dei paesi più avanzati per l’1,2% nel 2030, sembra davvero incredibile che non investiamo altrettanto per permettere alle persone che soffrono di inabilità fisiche di qualche tipo di contribuire allo sviluppo economico della società attraverso il loro lavoro. So bene che la maggior parte dei lettori staranno pensando “certo che funziona così, sono sicuramente due tipi di ricerca dalla prospettiva di crescita e profitto molto diversa”, e hanno senz’altro ragione, non potrei essere più d’accordo. Ma gli stessi lettori dovranno senz’altro accordare con me il fatto che gli investimenti richiesti e lo sforzo necessario alla ricerca per arrivare allo sviluppo di un prodotto finito nel caso dell’AI sono senz’altro anche molto più ingenti. Eppure, se ci si concentrasse nella creazione di strumenti tecnologici tali da permettere a molti più disabili di contribuire all’offerta di lavoro si potrebbe potenziare di molto e immediatamente la disponibilità di questi ultimi alla crescita della comunità di cui fanno parte, e l’investimento richiesto a riguardo sarebbe certamente più limitato e alla portata di mano che quello richiesto per AI.

 

Ho deciso di parlare di questo argomento perché alcune esperienze lavorative dell’ultimo anno mi hanno fatto riflettere a riguardo. Da diversi mesi ormai, collaboro infatti con una startup genovese molto speciale creata da un alumno del Silicon Valley Study Tour, Francesco Volpi. La mission della giovane impresa è di creare uno strumento tecnologico che permetta alle persone non vedenti di spostarsi in autonomia a piedi all’interno delle città. Il prodotto che è stato creato è semplice: un’app nel telefono permette all’utente di indicare l’indirizzo di destinazione e si collega ad una cintura elettronica portata dallo stesso che vibra nella direzione da seguire fino all’arrivo. Oltre alla fantastica idea di Beltmap, così si chiama la start-up, ho avuto di recente la possibilità di parlare con alcuni manager della sezione innovation di Amplifon (che si occupa di aiutare le persone con impedimenti uditivi anche importanti) in cui mi recherò a breve per un In-Company Training. In entrambi i casi, ho notato un elemento in comune: gli investimenti richiesti sono estremamente limitati rispetto ad altri casi di ricerca e sviluppo che abbiamo avuto modo di conoscere in Silicon Valley e portano a risultati molto più veloci e alla portata delle piccole aziende italiane.

 

Personalmente, da studente di economia e non di informatica, ciò che mi ha colpito di più dopo il SVST è stato l’incredibile ambiente di creatività tecnologica e di sostegno alla ricerca che si è creato in quello specifico distretto geografico della California. Non credo che il contesto possa essere imitato facilmente, ma sono convinta che si possa strategicamente pensare di creare un ambiente simile e focalizzato su specifici aspetti dell’innovazione tecnologica, come quello di cui ho discusso in precedenza. Dunque, la mia riflessione finale riguarda l’importanza da parte delle regioni italiane di stimolare innovazione e ricerca, che si possa facilmente convertire in un risultato economico e sociale per tutta la popolazione. Spero che qualcuno condivida questo mio pensiero e ci veda un’effettiva applicazione per la regione Liguria che già sostiene e crede tanto in questo tipo di progetti, per cui non sarebbe impossibile ottenere il primato italiano e impegnarsi per diventare un hub di innovazione a riguardo!

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