Diario di bordo, parte [1]

In questo breve articolo, vi racconterò del mio viaggio in Silicon Valley. Alcune giornate sono state omesse così come le conferenze.
Ho voluto raccontare le mie sensazioni e le mie emozioni che questo viaggio mi hanno dato e lasciato, scritte con una chiave un po’ ironica.
Spero di suscitare qualcosa nel lettore, anche solo una risata.

Buona lettura.

24/08/19, 6.00: ANSIA
Partire non è mai facile, soprattutto cercando di non pensare (o di pensare) se si sta portando dietro tutto il necessario: spazzolino, dentifricio, soldi, testa…e le ciabatte? Solo alla fine del viaggio ho potuto confermare di aver portato davvero tutto. E di averci lasciato qualcosa.
Sono emozionato anche solo all’idea di volare. Sto per partire per l’altra parte del mondo, per la culla della tecnologia, non so cosa aspettarmi. Il cuore pulsa, il cervello immagina, le mani tremano…e il passaporto?

24/08/19, 12.45: VIAGGIO NEL TEMPO?
Sulla carta sembra che siano passate appena 6 ore di viaggio, peccato per il fuso orario che ci frega. Curioso come funzioni il tempo. Curioso e affascinante.
I controlli in aeroporto sono severi e non finiscono mai.
Ma finalmente esco dall’enorme edificio. Macchine, persone, un caldo sole.
Cosa devo fare? Chi devo guardare? Ma soprattutto, chi me l’ha fatto fare?
Calma. Uber, direzione Redwood City. Si va.

24/08/19, 17.45: TROPPO AMERICANO
Dai finestrini del passeggero mi sembra di assistere a un lungometraggio americano. Quello che sto vedendo deve essere finto: le strade lunghe, dritte e larghe (come quelle di Genova, right?), un fiume di macchinoni mai visti e super tecnologici, i viali alberati, i quartieri squadrati e precisi, i cartelloni con le pubblicità.
L’albergo in cui avremmo alloggiato per la settimana successiva è esattamente come nelle serie tv: l’insegna che da sulla strada, la reception all’entrata, l’edificio che si sviluppa in larghezza ma solo su 2 piani, le camere con la moquette (e il lavandino fuori dal bagno? Uhm…).
Incontro qualche altro partecipante del SVST, simpatici, devo approfondire, ma adesso mi sdraio solo cinque minuti sul letto, il tempo di riprendermi.
Buonanotte.

25/08/19, 7.00: LET’S GO
Sveglia all’alba. Una persona riposata è ben diversa da come sono io in questo momento. Non importa, oggi si va a San Francisco.
Bacon, uova e salsiccia, proviamo la colazione americana.
.
..

Non mi piace. Domani tento una cosa più tradizionale.
Uber verso San Francisco con altri ragazzi. Il film di ieri prosegue, forse oggi è un po’ più vero. Questo si che mi piace.
L’arrivo nella città è incredibile: i grattacieli si stagliano nel paesaggio, il sole tiepido ci scalda le ossa e meravigliati arriviamo alla baia.

25/08/19, 10.15: PONTE SULL’ACCESSO DORATO
L’aria del Pacifico è fresca e pulita ma il tempo non è dei migliori. Con mio enorme rammarico decidiamo di prendere delle biciclette “in affitto” per arrivare al Golden Gate Bridge. Solo dopo avrei rimpianto i 36 km, molti dei quali in salita, su una bici senza ammortizzatori e un sedile impossibile da regolare, pagando 32 dollari.
La strada da Pier 39 al ponte ci offre panorami pazzeschi: prati verdi, palestre all’aperto, mezzi curiosi per strada.
L’unico giorno in cui potevo vedere il ponte in tutta la sua bellezza ci riserva una nebbia, un freddo e un vento incredibile. Bene così. Ma anche questo non importa, sono a San Francisco, ho visto Alcatraz, ho visto il ponte, ho visto gli alloggi militari, ma soprattutto, ho visto le foche.
Viva la vida!

Raffreddore.

25/08/19, 19.00: PRESENTAZIONI
Ritrovo con le guide, i manager e tutti gli altri ragazzi.
Le presentazioni partono, fortunatamente sono tra gli ultimi a doversi presentare.
Cosa dico? Voglio essere originale, fare una buona impressione. E niente:
“Marco Zuppelli, ingegnere informatico”.
Davvero? Non potevi fare di meglio? Seriously? Domani me ne ritorno a casa.

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