Diario di bordo, parte [2]

27/08/19, 12.45: MATRICOLA
Mai avrei creduto che università del genere esistessero. E mai avrei creduto che servisse una mappa per girarla.

Sulla carta Stanford è questo: 33 km^2 di prati, portici, bar, ristoranti, parrucchieri, facoltà, stadi, alloggi, confraternite.
Da un lato spaventoso, dall’altro tremendamente stupendo.
Cammino per le strade, le persone chiacchierano. Etnie, culture e lingue diverse. Per un attimo, mi sento un cittadino del mondo.
Noto come ogni singolo luogo sia dettagliato e curato in ogni singolo elemento che lo compone.

Sono emozionato all’idea di sentirmi un po’ studente in questa università.
Entriamo in un’aula, non molto grande. Legno! La prima cosa a cui penso. Mi siedo, la poltrona è rossa e molto comoda, il banco si apre dal lato.
La lavagna dietro il professor Alberto Salleo è nera. Avevo immaginato qualcosa di più moderno, ma questo ambiente classico mi piace.

30/08/19, 18.00: ELEGANZA
La giornata è piena di impegni, ma l’aria della partenza inizia a farsi sentire. Fortunatamente l’umore è alto in tutto l’autobus.

Un gruppo di noi si separa per andare a Facebook.
L’appuntamento è alle 18 al consolato italiano.
Non sono mai stato in un consolato, forse sono fuori posto. Ma le persone che ci sono mi fanno sentire più a casa che mai. Ridiamo, scherziamo, parliamo di startup e immaginiamo i nostri futuri. E poi, finalmente, un miraggio:
PASTA!
E’ una settimana che non mangio pasta, la visione è celestiale, il sapore più buono di sempre. Uno, due, tre piatti, vanno giù come l’acqua.
Alcuni ragazzi hanno presentato le loro idee, molto interessanti. Hanno avuto un gran coraggio.
La serata si conclude. Un pub americano ci aspetta.

31/08/19, 9.00: FINE
Sveglia, mancano poche ore alla partenza. Preparo la valigia, non devo dimenticarmi nulla.
Il ritrovo è in piscina, per gli ultimi saluti. Tutto sommato sono tranquillo, so che rincontrerò queste splendide persone in Italia.
Saluto chi riesco, purtroppo siamo tanti. Abbracci, baci e strette di mano. Sento che qualcuno è un po’ triste. Cerco di sollevarlo.

Uber, aeroporto, aereo, Amsterdam, aereo, Genova, macchina, casa. Non so quante ore siano passate.

So solo che la settimana è volata, le esperienze e gli insegnamenti sono stati infiniti, le persone squisite, il cibo pessimo.
La voglia di ritornare in Silicon Valley, di viaggiare, di conoscere persone e di sfruttare occasioni come questa al pieno delle mie capacità, penso che faranno parte di me per sempre.

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